Il vuoto nella scatola

Mi sono di recente dedicato alla lettura di un articolo. Non un articolo tra tanti, nel turbinio di informazioni e parole che mastichiamo quotidianamente. Ma una lettura che ha fermato per qualche minuto le lancette dell’orologio e la mia attenzione.
L’autore è il mio amico Carlo Riva, direttore dell’associazione l’Abilità Onlus, la realtà che, con servizi e attività innovative, promuove il diritto all’educazione e alla cura per una migliore qualità della vita del bambino con disabilità.

Carlo fa una riflessione, a partire dal vuoto, sul significato pedagogico della materialità della scatola nella relazione educativa con i bambini, chiarendoci come la scatola possa diventare uno spazio di libertà, di intimità, di scoperta di sé che genera la capacità immaginativa.
Davanti alle quattro semplici pareti di cartone, il bambino scruta, osserva, si interroga su cosa siano il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto. Valuta il rumore, lo spazio, l’ingombro. Oppure, vuole subito nascondersi al suo interno. Ed è proprio dentro la scatola, nel valutare le lunghezze e le sue capacità di piegarsi e posizionarsi, che il bambino misura la sua corporeità e i suoi limiti.
Oppure, ancora, la scatola è scrigno per collezionare oggetti per poi riappropriarsi della loro memoria e della loro essenza ogni qualvolta la si riapre.

Prendendo in prestito le parole di Carlo, “la scatola è una scatola consegnata nel suo anonimato, cartone marrone, nessun addobbo. Sarà il bambino che la rende sua, con quali decori, tinte, sfumature che diventano cancello alla sua interiorità. Scegliere insieme dove collocare la scatola in un angolo della stanza, dell’aula dove il bambino sa che sarà sempre lì ad aspettarlo definisce ancora di più la sacralità dell’oggetto in un sancta sanctorum accessibile e fruibile dall’unicità del bambino stesso”.

Questa riflessione sul valore della scatola è particolarmente sentita per me che, da oltre vent’anni, lavoro nel settore del packaging. Che una scatola non sia soltanto una scatola io lo penso da tempo: prima di infiltrarsi su per scale e ascensori fino alle porte delle nostre case, le solide pareti di cartone delle scatole hanno compiuto un percorso ben più lungo. Hanno visto innumerevoli visi, conosciuto i suoni di tanti ambienti e il tocco dei più svariati macchinari.

In Deles Group, ciò che inscatoliamo con il cartone non è solo un prodotto. Tutti i valori che ci hanno accompagnato durante la progettazione e la produzione, i principi con cui lavoriamo durante ogni turno, le sfide e i sorrisi, si depositano sul fondo di ogni scatola e arrivano nelle case di ciascuno. Si tratta di un bagaglio invisibile, ma per me è il più importante.
A supporto di queste riflessioni e per giocare con il “vuoto” della scatola, durante la stagione natalizia appena trascorsa, mi sono dedicato assieme a Carlo Riva a un progetto importante, che solletica la fantasia e pizzica le corde del cuore. Si tratta delle RightBox, il regalo solidale pensato da L’abilità.

Per la stagione delle feste 2021 ho pensato che una donazione non fosse tutto ciò che potevamo offrire come azienda. Ho deciso quindi di mettere a disposizione dell’Associazione le skills specifiche di Deles Group e le attività del nostro core business: dalla progettazione alla logistica. Sono nate così le nuove scatole delle RightBox, che da semplici contenitori si trasformano in puro divertimento, facendo del cartone un compagno di gioco. La scatola, filtrata attraverso gli occhi di un bambino, è diventata una casa, una fattoria, un presepe. Si è trasformata in altro, simbolo di altri spazi, di qualcosa che prende forma dall’immaginazione. E il cartone si è fatto medium delle scenografie fantasiose dei più piccoli.

La scatola non trasporta solo prodotti. Lo ripeto. Così come per me, forte dell’esperienza di Deles Group, il cartone intrappola valori profondi e li custodisce in ogni imballo; anche per un bambino, ho imparato, la scatola veicola immaginazione e creatività, scatenando in lui l’abilità inventiva e geniale di trascendere il vuoto.